Veduta del Lago Maggiore, 1878-1881

Veduta di Lago Maggiore, olio su tela, cm75x201, firmato in basso a destra Carcano F., Collezione Privata

Una Veduta del Lago Maggiore, già nella Collezione Gussoni fino al 1932, è stata recentemente posta in vendita da Enrico Gallerie d’Arte. Potrebbe trattarsi di Il vaporino esposto da Carcano all’Esposizione Nazionale del 1881. Sembra di riconoscerlo nella descrizione di Chirtani: Il vaporino, ispirato da una delle più vaghe trasformazioni d’aspetto del Lago Maggiore, quando la bianchezza di un cielo rannuvolato e luminoso, riflessa dalle acque e diffusa in tutto l’ambiente, dà al lago l’apparenza di una regione fantastica, tutta splendori come quei paesaggi che si immaginano guardando contro un lume un grosso pezzo di cristallo. La descrizione di Chirtani induce a pensare che si tratti proprio della stessa opera anche se spesso Carcano ripete gli stessi soggetti, quindi è forse più corretto guardarla come un esempio del genere. Per Colombo Il vaporino è un quadro-protesta. Colle tinte chiarissime ed allegre, come nell’Isola dei Pescatori e Pescarenico il Carcano dimostra di saper trattare qualunque effetto di colore, quantunque per natura preferisca la nota grigia e melanconica. V’è la veduta di uno sfondo stupendo, tolta dalla villa Boggiani a Stresa. Sappiamo infatto che Carcano frequenatava spesso Guido Boggiani e si era invaghito della sorella. Di nuovo Carcano adotta un formato allungato, simile a una cartolina; rispetto alla precedente Veduta egli abbandona l’idea della quinta con la funzione di palcoscenico e inizia a dipingere l’acqua proprio dal bordo inferiore del dipinto; sparite anche le macchiette, a Carcano non resta altro che il vaporino come soggetto centralizzante e l’idea di una piccola imbarcazione, che precisa le dimensioni del vapore. Il dipinto è costruito semplicemente da tre piani, il lago, le montagne che chiudono l’orizzonte e il cielo, e orchestrato tutto su tonalità blande di azzurri, grigi e rosa. È sorprendente il fatto che malgrado questa uniformità cromatica la veduta abbia un effetto di particolare luminosità e brillantezza, cosa che potrebbe confermare l’uso, da parte di Carcano, di polvere di solfato di bario. Questo metallo, che si presenta come materia bianca e cristallina, viene spesso usato dagli artisti per dipingere particolari che richiedono una forte luminosità e opalescenza.

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Agosto a Gignese, 1903

Agosto a Gignese, 1903, olio su tela, cm 101.5x141.5, firmato Carcano F. in basso a sinistra, Collezione Privata

All’esposizione primaverile alla Permanente del 1903 Carcano invia quindici opere, dipinte en plein air fra la Svizzera, il Lago Maggiore, Roma, Chioggia e Venezia. Sono probabilmente quadri di piccolo formato dipinti con tecniche diverse. Fra le altre opere c’è anche Agosto a Gignese. La tela, di grandi dimensioni, è essenziale nella scansione degli elementi compositivi, la collina, il sentiero e la capanna sullo sfondo. Completamente privo di qualsiasi concessione all’aneddoto, si riconosce nel quadro la migliore pittura del Carcano e la sua capacità di focalizzare l’attenzione del fruitore su alcuni particolari naturalistici che dilatano la veduta attraverso diversi piani prospettici.

La campagna di Asiago, 1885

La campagna di Asiago, 1885, olio su tela, cm143x225, firmato in basso a destra Carcano F., Parigi, Musée d’Orsay

La campagna di Asiago è uno dei cavalli di battaglia di Carcano; l’artista lo espose nel 1885 a Brera; nel 1887 all’Esposizione Nazionale di Venezia e nel 1900 a Parigi, per l’Exposition Universelle, quando fu acquistato dallo Stato Francese per il Musée de Luxembourg di Parigi. Trasportato nel 1922 al Jeu de Paume – allora Musée des Ecoles Étrangères, il dipinto venne nuovamente trasferito nel 1946 al Musée National d’Art Moderne. Troverà fissa dimora nel 1984 all’interno del Museo della Gare d’Orsay, pensato da Georges Pompidou e realizzato poi da Mitterand secondo il progetto di Gae Aulenti. In una tela di ampie dimensioni Carcano ha dipinto una grande porzione di paesaggio. La costruzione dei piani rimanda alla Pietra papale sulla strada per il Mottarone. Nella Campagna di Asiago Carcano cerca di allargare il campo per riprendere una vastissima zona. Nel primo piano c’è una pozza d’acqua che serve alle pecore come abbeveratoio. Ve ne sono tre che si spingono a vicenda per uscirne. Numerose figurette animano la scena, fra cui il pastore quasi al centro, due macchiette che si riposano davanti a un focherello, con a fianco un cappello per proteggersi dal sole e tante personcine rese soltanto con un tocco di pennello, che brulicano dappertutto. Sulla destra un villaggio, sormontato da una montagna. Nel secondo piano, Carcano ha voluto dipingere le colline di Asiago, con i campi che assicurano una diversa colorazione e un fiumiciattolo al centro. Gussalli scrive che è un lavoro eroico, dove più larga è stata la visione del Maestro, più denso il sentimento della natura, più fiere le difficoltà superate: La pianura d’Asiago, ridente, vivificata dall’opera feconda dei contadini sparsi nelle praterie, mentre a Barbiera non piace la brutta piscina ellittica sul davanti; ma la gradazione dei verdi piani ascendenti com’è morbida! Carlo Dossi, sottolineando l’abilità dell’artista, racconta: Il Carcano non si è fermato a dipingere qualche pianta o qualche pietra, ma ha messo addirittura in pittura dei chilometri, e colla sua Campagna d’Asiago superando difficoltà che crediamo grandissime, ci ha sviluppato innanzi interi boschi, villaggi, campi ed ogni sorta di colture, senza che la tela ricordi menomamente una planimetria d’ingegnere.

Alta Brianza, 1907

Alta Brianza, 1907, cm101x142, firmato F. Carcano in basso a sn, Collezione Privata

Coeva a La campagna di Orsenigo è Alta Brianza, sempre del 1907, esposto alla mostra della Permanente. Un grande olio rappresentante il Lago di Alserio sotto Como con il Resegone sullo sfondo. Carcano dimostra ancora una volta la sua maestria nella composizione dell’immagine, che risulta particolarmente gradevole per il concatenarsi dei piani e per la scelta dei colori, resi evidenti anche dall’ottimo stato di conservazione del quadro.