Studio di nudo, 1869-1861

Nudo, 1859 c., olio su carta incollata su tavola, cm 47.6x27.8, Collezione Privata

È stato rintracciato in una Collezione Privata, proveniente dallo studio del pittore, un Nudo, che potrebbe risalire agli studi eseguito nel ’59. In quell’anno Carcano ha voglia di accorrere oltre Ticino, per arruolarsi in mezzo a quei soldati piemontesi che aveva tanto copiosamente scombiccherati sui quaderni di scuola, ma viene dissuso dalla famiglia a causa del precedente del fratello, morto pazzo per una palla in fronte ricevuta nel ’48. Filippo rimane a studiare e a lavorare indefessamente. Presenta all’Esposizione di Belle Arti Cristo tentato da Satana (opera dispersa), Nudo: dipinto dall’azione aggruppata (opera dispersa) e Nudo: dipinto dall’azione semplice, che potrebbe essere l’olio su carta ritrovato nella collezione degli Eredi Carcano. L’uomo del dipinto, appoggiato ad una pertica, è nella tipica posizione utilizzata in Accademia per studiare le ombre e gli effetti plastici dei muscoli. Alcune incertezze nel disegno, in particolare nella pertica, dimostrano la precocità di questa carta che si caratterizza per il gradevole colorismo, assicurato dallo sfondo grigio-verde, e per la sottile morbidezza atmosferica.


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André Charles, Ritratto di Filippo Carcano, 1904

André Charles (1871-1950), Ritratto di Filippo Carcano, olio su tela, cm190.5x110, 1904, Milano, Civiche Raccolte d'Arte, deposito

Il ritratto di Carcano a figura intera enl suo studio fu eseguito da André Charles, un  ingegnere francesce apprendista pittore, che era stato allievo del pittore e aveva fondato a Milano, in via Nirone 8, una Accademia d’arte, attiva dal 1901 al 1907. Il quadro era appeso nella sala da pranzo della famiglia. In seguito al trasferimento della famiglia a Parigi nel 1928, tutto l’appartamento di via Nirone fu svuotato, ma il dipinto, essendo troppo ingombrante, fu donato alla Comune di Milano. Fino al 1928 era visibile nella scuola di via della Spiga e nel 1952 fu spostato nel deposito di Palazzo Dugnani in via Manin, da dove fu nuovamente spostato nel deposito al Castello Sforzesco delle Civiche Raccolte d’Arte.