Il poeta, 1873

Filippo Carcano, Il poeta, 1873, olio su tela, cm 145x82, Collezione Privata

Il quadro faceva parte della raccolta di Carlo Borghi, il nipote del capostipite della casata di imprenditori cotonieri  Pasquale Borghi. La collezione era iniziata negli anni Settanta, quando il giovane Carlo, frequentava i pittori e gli scrittori milanesi scapigliati e comprendeva opere di Cremona, Conconi e Grandi e fu poi continuata dai cugini Napoleone e Pio Borghi. Il poeta, noto anche con il nome di La passeggiata amorosa e Idillio, fu esposto a Brera nel 1873, a Firenze nel 1876 e a Napoli nel 1877. In un viale ombreggiato da alti alberi, passeggia una coppia di fidanzati in riconoscibili abiti settecenteschi. Davanti a loro sosta un levriero che sembra aver percepito qualcosa, un improvviso rumore o un odore interessante. Prevale la verticalità in questo quadro in cui tutto sembra improntato ad una cortese eleganza. Carcano si diletta in un esasperato controluce nella descrizione delle foglie degli alberi che riflettono la loro ombra sul vialetto, in rottura con il linguaggio scapigliato che prediligeva la fusione di luce e colore. Anche l’aguzzo quadrupede è stato coerentemente fornito della sua ombra riflessa. Il dipinto era stato accolto non favorevolmente dal Romussi nel 1873 che vi aveva visto un ennesimo tentativo del Carcano di voler dipingere un effetto di sole, sopra un gran frascame”, con un tale effetto di luce ed ombra che simile a un vero riflesso di sole abbaluccina la vista a chi lo guarda. La tela fu riproposta a Brera nel 1876, trasformata in un Idillio con l’aggiunta di un bel levriero e di un amante in una non bella damina in abiti settecenteschi.

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La “cugina” nobile della piccola fioraia


La "cugina nobile" della piccola fioraia, olio su tela, senza data, misure e ubicazione sconosciute. Riproduzione fotografica proveniente dall’Archivio del Comune di Milano. Fondo Luca e Giovanni Beltrami.

Questo quadro è noto soltanto attraverso la foto presente nel Fondo Luca e Giovanni Beltrami dell’Archivio Fotografico del Comune di Milano. La nuova bambina, che ricorda nella posa l’altra, nel Cortile a giardino con figure, effetto di sole del 1862, è vestita con un grazioso abito a balze. Il volto è protetto da un capello di paglia. Il paesaggio è completamente mutato e ci troviamo ora in orto in aperta campagna. L’opera è di difficile lettura, ma è di una soprendente verità luministica, quasi fotografica, che la avvicina cronologicamenta alle ricerce predivisioniste della seconda metà degli anni Sessanta. Camillo Boito, con il nom de plum di Jacopo Cosmate, descrisse nel “Pungolo” del 25 Settembre 1868, un’opera in mostra all’Esposizione di Brera del 1868:  un quadrettino piccino piccino dipinto con garbo, eleganza e sole davvero, con un orto e in fondo una linea mi pare di castagni, e sul dianzi una ragazzetta che raccoglie fiori in un canestro, e de’ panni azzurri, candidi, paonazzi, distesi sopra una siepe. Non pare improbabile che Boito si riferisse proprio a questa piccola fioraia.