Il Naviglio di via Senato, 1875

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Il Naviglio di via Senato, circa 1875, olio su tela, cm92x55, firmato in basso a sinistra F. Carcano, Milano, Museo di Milano

Nel Naviglio di via Senato Carcano ha reso visibile quel “fluire placido e quasi inavvertibile» delle vie d’acqua milanesi, evocato da Raffaele Calzini in Milano fine Ottocento. Coperti dagli amministratori milanesi per far posto alle auto, certo più veloci delle chiatte, ma ben più rumorose e inquinanti, i Navigli sono un topos della nostalgia meneghina per i bei tempi che furono. Fortunatamente restano molteplici testimonianze artistiche e fotografiche della Milano sparita. Il tema era stato precedentemente affrontato da Canella e da Inganni. Carcano si ricollega qui a una tradizione iconografica ben collaudata. La tela, pervenuta al Comune di Milano nel 1934, con l’acquisto della Raccolta d’arte di Luigi Beretta, in precedenza comprata dal pubblicista A.G. Bianchi, rappresenta la via Senato dal Ponte di Piazza Cavour, in direzione di corso di Porta Orientale, ora Corso Venezia. Non è mai stata esibita quando Carcano era ancora in vita, fatto curioso che potrebbe anche far dubitare della sua autenticità. La scritta sul telaio Filippo Carcano 10/4/85 indica come data di creazione il 1885, ma il quadro riflette lo stile adottato da Carcano una decina di anni prima, spesso caratterizzato dalla scelta di un piano verticale. A destra del canale i giardini alto borghesi situati sul retro delle case di via della Spiga, mentre a sinistra si distingue il palazzo del Senato e, a chiudere la fuga prospettica dopo il ponte di Sant’Andrea, il palazzo Serbelloni. Il vuoto della via, punteggiato da qualche macchietta, il contrasto di luce e ombra, la limpidezza del dipinto, la resa sfumata degli alberi del giardino Pertusati, la registrazione dello scorcio e dei palazzi – unita a una stupefacente luminosità – sono anch’essi elementi che trovano corrispondenza in opere coeve. Allo stesso modo si può notare come gli alberi risultano abbastanza vicini a quelli di Buon cuore infantile, mentre il cielo di un azzurro deciso, è molto diverso da certi sfondi dipinti attorno al 1885, in cui prevalgono tinte cineree, venate di rosa e di azzurro. È nel Naviglio di via Senato che Carcano si avvicina più alla tradizione di Canella e di Inganni, quasi mescolando gli elementi caratterizzanti l’uno e l’altro pittore, e siglandoli con la sua cifra personale.

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Giuseppe Canella (Verona, 1788 – Firenze, 1847), Veduta del Canale Naviglio presa sul Ponte di San Marco, 1834, olio su tela, Milano, Gallerie d’Italia

 

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Angelo Inganni (Brescia, 1807 – Gussago, 1880), Veduta del Naviglio di San Marco, olio su tela, Milano, Gallerie d’Italia

Canella, appassionato di arte olandese del Seicento, dà rilievo alla resa della luce che accarezza tutti i particolari, restituendo così una immagine nitida e cristallina. Inganni adotta il tema del Naviglio come pretesto per inserire piccole “storie” visive, come per esempio i buffi giochi inventati dai bambini, le chiacchiere sugli ampi terrazzi, i gatti che razzolano sui tetti. Carcano raccoglie l’eredità di questa pittura: l’attenzione agli effetti luminosi – si vedano per esempio i riflessi nell’acqua del Naviglio, i palazzi sulla sinistra colpiti dal sole – e i dettagli della vita cittadina, con i suoi diversi motivi, come il venditore di giornali, il vecchio con il cane, le due eleganti mamme e il signore con il cappello di Panama. L’artista conferma ancora di cogliere gli stimoli della fotografia. Lo dimostrano sia il taglio dall’alto, peculiare di alcune vedute urbane fotografiche dell’epoca, sia la veduta di paesaggio colta con taglio orizzontale e con presentazione frontale e centralizzata nel punto di maggior suggestione, come mostra la successiva tela L’isola dei Pescatori del 1880. Il Naviglio di via Senato testimonia l’evoluzione della concezione dell’arte nei confronti della funzione narrativa, affidata non più ai grandi personaggi come nella ritrattistica di parata, o alla storia, ma per l’appunto a queste macchiette, colte nella loro anonima verità, in questo senso già interpreti di una pittura orientata alla rappresentazione della vita moderna. È la nuova “epica della vita ordinaria”: l’ambiente urbano è uno dei temi prediletti dagli impressionisti in Francia, per i quali l’essenza stessa dell’esperienza metropolitana, e quindi moderna, è la vita nelle strade e nei boulevard. Il quadro di Carcano anima le parole dello scrittore Carlo Linati che così descriveva il Naviglio nel 1909: “Giù nel canale l’acqua è di un bel verde giada, lungo i muri, rosea, là dove si specchia il cielo e, più innanzi, le gloriose paulonie di Casa Visconti fantasiosamente irretite dal glicine vi gettano entro un’ombra che mi rammenta le fonde pescaje del mio lago natale”.

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